. UNA MAXI TANGENTE SCUDATA, IL COLMO!
Gian Marco Chiocci per Il Giornale
monte dei paschi di siena
Nella grande abbuffata alla tavola di Mps alcuni commensali si sono
riservati un piatto a dir poco prelibato, una stecca da centinaia di
milioni di euro. La ricetta corruttiva riguarda uno «spezzatino» in
salsa senese, nel senso di una maxi tangente da un miliardo e 200
milioni di euro spezzettata su più conti coperti di più personaggi che
avrebbero avuto un ruolo nell'operazione senza capo né coda per
l'acquisto, nel 2007, della banca del Nord Est da parte di Montepaschi.
LO SPEZZATINOAlla preparazione del banchetto,
apparecchiato sulla pelle di centinaia di piccoli azionisti, sarebbe
seguito l'occultamento dello stesso in banche e fondi lontani (londinesi
e non solo, si parla anche di Paesi off shore) dai quali, poi, i
capitali illeciti sarebbero stati fatti rientrare in Italia grazie allo
scudo fiscale. Una maxi tangente scudata, il colmo.
MPS LINGRESSO DI ROCCA SALIMBENI SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
L'unica pecca nei piani dei sofisticati gourmet finanziari che hanno
servito l'operazione folle con cui Mps si è letteralmente svenata per
acquisire il controllo della decotta Antonveneta, è la mancata
previsione di un'indagine da parte di una agguerrita Procura (per troppi
anni silente) che ha dato seguito ai riscontri via via trovati dalla
Guardia di finanza sulle tracce di un flusso enorme di denaro che come
una lumaca lascia una scia di bava tra la Toscana, il Nord Est, la
Spagna, l'Inghilterra e alcuni paradisi fiscali oltreoceano.
LOGO ANTONVENETA
IL GIRO DEL MONDOLa svolta nell'inchiesta
sull'acquisizione dell'istituto di credito Antonveneta, in cui risulta
coinvolto l'ex presidente Abi Giuseppe Mussari (da pochi giorni
dimissionario per la scandalo derivati) nonché alti vertici e della
banca e della Fondazione dell'istituto di credito più antico al mondo, è
arrivata al termine di una pedinamento monetario lungo sette-otto mesi,
che ha portato a scoprire che alcuni protagonisti della sciagurata
acquisizione avrebbero fatto rientrare - anche attraverso prestanome -
ingentissimi capitali che gli inquirenti sospettano provenire, almeno in
parte, dal mega ricompenso illegale per l'operazione che ha prosciugato
le casse di Mps.
Giuseppe Mussari
SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Siamo nel campo delle ipotesi investigative ma più di un riscontro,
accostato a coincidenze temporali precise, fa dello spunto d'inchiesta
un filone corposo seguito sin qui senza far mai trapelare nulla. Il
meccanismo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato semplice quanto
astuto: separare le stecche così da ridurre l'entità dei «rimpatri»
monetari per non destare sospetti, o comunque diluendoli di molto.
IL FILONE SEGRETOL'inchiesta per aggiotaggio,
manipolazione del mercato sul titolo Mps e ostacolo all'attività di
vigilanza è un'atomica sganciata sul mondo bancario e politico
nazionale, e non solo per il dna rosso che contraddistingue l'intera
operazione (Mussari ex Pci, è stato un dalemiano di ferro), ma per gli
effetti devastanti che potrebbero avere sui risparmiatori, sulle aziende
e sull'assetto dell'intero circuito del credito.
GIUSEPPE MUSSARI
Nessuno, o quasi (tranne i sindacati e i vertici Pd) è stato
particolarmente soddisfatto dell'operazione Antonveneta condotta in
splendida solitudine, nel 2007, dall'allora presidente Mps Mussari che
non ritenne nemmeno di informare i vertici della Fondazione, la
«cassaforte» della banca.
GIUSEPPE MUSSARI resize
Mps comprò per 10,3 miliardi di euro Antonveneta accollandosi anche
7,9 miliardi di debiti, quando appena sessanta giorni prima gli spagnoli
del Banco Santander di Botin, Opus Dei, molto vicino al banchiere Ior
Gotti Tedeschi a sua volta vicinissimo a Mussari (come risulta dalle
agende dell'ex presidente di Mps) avevano rilevato la stessa Antonveneta
per 6. Perché questa differenza di 4 miliardi?
E perché nel conveniente pacchetto Mps non pretese anche il controllo
di Interbanca, il corporate dell'istituto del Nord Est che da solo
valeva 1,6 miliardi di euro che rimase, invece, nelle mani degli
iberici? Qui sarebbe volata la mega-tangente, a detta della Procura di
Siena. L'obiettivo dei magistrati è infatti scoprire cosa ci sia dietro
questa enorme plusvalenza per entrare in possesso di una banca il cui
valore patrimoniale il presidente del collegio sindacale di Monte
Paschi, Tommaso Di Tanno, aveva stimato in appena 2,3 miliardi.
GIUSEPPE MUSSARI resize
BRUTTA ARIA COL FRESHAllo «spezzatino» si
sarebbe arrivati anche seguendo il filone dell'obbligazione Fresh da un
miliardo di euro del 2008 (che contribuì alla ricapitalizzazione per 6
miliardi di Banca Mps) finalizzato all'acquisizione di Antonveneta. A
forza di scavare la Gdf sarebbe finita col ficcare il naso tra i
misteriosi «clienti privilegiati» e nei lauti guadagni di questi ultimi,
alcuni con interessi nella capitale inglese dove non vi è più la
filiale di Mps e dove, nel 2004, con la Dresdner Bank, venne trattato
anche il prodotto finanziario Alexandria, il derivato dello scandalo che
ha portato alle dimissioni di untouchable Mussari.
Giuseppe Mussari ADS
2. QUEI PRESTITI PER 13 MILIONI ALLA MOGLIE DI MUSSARI
Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"
Possibile che nel portafoglio crediti di una controllata di Banca Mps
ci siano in pegno quaranta società delle energie rinnovabili, in parte
scatole vuote o di proprietà ignota? Certo i problemi a Siena sono
altri, riguardano la finanza e le sue deviazioni. Ma resta sempre uno
dei mestieri fondamentali della banca saper erogare prestiti.
Giuseppe Mussari
Per esempio, nella categoria delle piccole e medie imprese, un ottimo
cliente è l'Hotel Garden, un quattro stelle vicino al centro di Siena,
realizzato sulla ristrutturazione di una villa del diciottesimo secolo.
L'Hotel Italia, invece, è un tre stelle che appartiene al medesimo
proprietario, così come il complesso agrituristico di Villa Agostoli, 10
villette e appartamenti a 5 chilometri dal centro. L'imprenditrice che
controlla il piccolo gruppo turistico-immobiliare si chiama Luisa Stasi e
la conoscono bene anche in Banca Mps.
ABI GIUSEPPE MUSSARI
Non solo perché è la moglie dell'ex presidente della Fondazione Mps,
della banca e dell'Abi, Giuseppe Mussari. Ma anche perché chi segue la
sua «pratica» sa che ha un'esposizione di circa 13 milioni. Nulla di
preoccupante perché sono posizioni create da tempo, sono mutui fondiari
con garanzie reali sugli immobili.
Però non sfugge all'interno della banca l'anomalia di una
concentrazione del rischio: il 100% dell'esposizione della signora e dei
suoi Hotel è con il Monte dei Paschi. E anche quando non c'è
un'attività imprenditoriale (alberghi, agriturismo) alla base del
prestito, è sempre e solo la banca senese o una sua controllata a
prestare soldi alla Stasi. Nessuna diversificazione: i dipendenti Mps
sanno che l'imprenditrice è Mps-dipendente. Dunque è interesse anche
della banca che gli hotel di Luisa Stasi siano sempre pieni.
gotti tedeschi jpeg
E le energie rinnovabili? L'acceleratore è stato schiacciato a fondo
corsa. I finanziamenti sono piovuti quasi come gli incentivi pubblici
che sono stati il vero motore del business. Per anni la banca toscana ha
dirottato risorse sulla green economy dove accanto a imprenditori seri
che realizzano impianti ci sono anche molti opportunisti che creano solo
scatole vuote acchiappa-soldi.
Emilio BotinSe
il gruppo di Siena ha selezionato bene i suoi clienti non ci saranno
problemi per la "Mps Leasing & Factoring-Banca per i servizi
finanziari" nella quale, secondo fonti interne, sarebbero concentrate
una quarantina di posizioni di aziende di energia elettrica. Quasi tutte
con la caratteristica di avere il 100% del capitale in garanzia a Mps.
Tra i tanti, ha ottenuto prestiti una società che ha come principale
azionista la Sopaf della famiglia Magnoni. Ma anche due aziende del
teramano riconducibili a Giampiero Samorì, l'avvocato modenese che
avrebbe voluto partecipare alle primarie del Pdl.
Tommaso Di Tanno
La Vegagest sgr che ha bilanci tutt'altro che floridi ed è
controllata da due casse di risparmio, Ferrara e San Miniato, ha dato in
garanzia tre aziende del settore. Ma, raccontano negli uffici Mps,
anche il gruppo Avelar-Renova, controllato dall'oligarca russo Viktor
Vekselberg, ha trovato sponda a Siena. Un gruppo cinese ha dato in pegno
il 100% di una sua controllata in provincia di Modena, mentre a Treviso
i soldi di Siena sono andati a una società che fa capo a una misteriosa
holding panamense.
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