mercoledì 23 gennaio 2013

Bersani rinnega il progetto degli F-35

Bersani rinnega il progetto degli F-35 che avallò per ben tre volte da Ministro di Prodi e D’Alema

 
Si sa, nel Partito Democratico la coerenza è un optional. A darne ampia dimostrazione ieri ci ha pensato proprio il segretario nazionale, Pierluigi Bersani. Il quale, messo in difficoltà dalle numerose e concrete proposte dei suoi avversari politici, Berlusconi in primis, dopo aver lanciato la proposta di rivedere l’Imu e negato di voler imporre una tassa sui grandi patrimoni (nonostante si sia più volte detto favorevole), ha tirato fuori un altro coniglio dal cilindro, proponendo di rivedere e limitare, con una mossa alquanto disperata e populista, le spese militari per l’acquisto degli ormai famigerati F35.
“Le nostre priorità – ha affermato il segretario democrat, intervistato dal Tg2 – sono altre. Alla luce della crisi, questa è una spesa che va rivista. Le nostre priorità non sono i caccia ma il lavoro”. Per questo motivo, secondo Bersani, “bisogna sollecitare l’attività economica e gli investimenti sul lavoro. L’edilizia è troppo bassa, bisogna ridarle fiato senza consumare il territorio. Quindi riqualificare l’esistente, che significa case, edilizia pubblica, alberghi, efficienza energetica e antisismisca. Inoltre ci vuole più fedeltà fiscale, vendere un po’ di patrimonio pubblico e ci si deve aspettare un abbassamento dei tassi di interesse”.
Belle parole e altrettanti propositi. Che mostrano, però, quanto siano fallaci le promesse della sinistra, capace di proporre una cosa e rinnegarla successivamente, quando non gli fa più comodo. Bersani, infatti, si è dimenticato – molto sicuramente ha fatto finta di non ricordarlo – che la decisione dell’Italia di partecipare al progetto per la realizzazione di quegli F-35 fu presa nel 1996 dal governo Prodi, del quale Bersani era Ministro dell’Industria. Quali erano allora le priorità per la sinistra? Non certo il lavoro e lo sviluppo, visto quanto fatto.
Il progetto – va detto per completezza di informazione – fu votato sia dal centro destra che dal centro sinistra e complice fu l’assordante silenzio dell’informazione italiane  che trattò la notizia con molta superficialità. Due anni dopo fu la volta del governo D’alema, di cui Pierluigi Bersani fu ministro dell’Industria prima e dei trasporti poi, che confermò la partecipazione al programma JSF senza esitazioni. La proposta governativa di continuare sulla rotta già percorsa trovò l’unanimità delle Commissioni Difesa, convinte anch’esse dell’utilità di un rinnovamento della nostra flotta aerea..
Il 23 dicembre di quell’anno, inoltre, vide Massimo D’alema firmare il primo memorandum sulla vicenda, più noto come Memorandum of Agreement. Sulla stessa linea di D’alema, dopo oltre 6 anni dall’inizio del progetto e la firma dell’accordo con gli Stati Uniti, fu costretto a mantenersi il governo Berlusconi nel 2002.
Ma la decisione finale e definitiva sulla partecipazione al progetto fu presa nel 2007 dal secondo governo Prodi, quando fu richiesta la firma definitiva dell’accordo per partecipare anche alla Fase 2, ovvero alla fase di costruzione del velivolo, che avrebbero impegnato l’Italia economicamente fino al 2046.L’accordo fu siglato a Washington dall’allora sottosegretario alla difesa  Giovanni Lorenzo Forcieri. E Bersani? Era comodamente seduto sulla poltrona di ministro dello Sviluppo Economico nel tentativo, appunto, di sviluppare l’economia. Americana, non italiana.

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