Raccolta di strafalcioni, mala politica, inciuci vari,intrallazzi, fetenterie,porcate e Di tutto quello che si sa ma non si dice .
Eseguita su articoli pescati nel web dei quali si conosce la paternita' ma non l'autenticita'.
Acqua contaminata, con tracce
pericolose di uranio. Gas velenosi che escono dal suolo. Il rapporto
completo dei militari Usa
sui rischi dei rifiuti tossici in Campania. Che concludono: “Nessuna
zona è sicura, nemmeno nel centro di Napoli”
di Gianluca Di Feo e Claudio Pappaianni
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Per Carmine Schiavone, cugino
del padrino Sandokan, la camorra ha sistematicamente inquinato le falde
acquifere della Campania con milioni di tonnellate di rifiuti tossici:
«Non solo Casal di Principe, ma anche i paesi vicini sono stati
avvelenati. Gli abitanti rischiano di morire tutti di cancro, avranno
forse vent’anni di vita». Ma le parole nefaste del camorrista trovano
più di un riscontro nell’unico grande studio esistente sugli effetti
delle discariche clandestine.
Lo ha realizzato il comando dell’Us Navy di Napoli: oltre due anni di
esami, costati 30 milioni di dollari, per capire quanto fosse pericoloso
vivere in Campania per i militari americani e le loro famiglie. Dal
2009 al 2011 è stata scandagliata un’area di oltre mille chilometri
quadrati, analizzando aria, acqua, terreno di 543 case e dieci basi
statunitensi alla ricerca di 214 sostanze nocive. Le conclusioni sono
state rese note da diversi mesi e sostanzialmente ignorate dalle
autorità italiane. L’analisi del dossier completo di questa ricerca però
offre la sola diagnosi completa dei mali, con risultati sconvolgenti.
SICUREZZA ZERO
Non ci sono santuari a prova di veleno: gli esperti americani hanno
individuato luoghi con “rischi inaccettabili per la salute” disseminati
ovunque nelle due province, persino nel centro di Napoli. Per questo
scrivono che è impossibile indicare zone sicure dove risiedere: i
pericoli sono dappertutto, pure nella fastosa villa di Posillipo
dell’ammiraglio in capo. Sostengono che in tutta la regione bisogna
usare soltanto acqua minerale per bere, cucinare, fare il ghiaccio e
anche lavarsi i denti. Nelle due province non si deve abitare al piano
terra, dove penetrano i veleni che evaporano dal terreno, e vanno
evitate cantine o garage sotterranei.
Ci sono tre “zone rosse” (
guarda la mappa interattiva
)
intorno a Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano
dove in pratica vietano di prendere casa: i rubinetti pescano da pozzi
contaminati da composti cancerogeni e dal suolo escono gas micidiali
mentre la concentrazione di discariche tossiche è troppo alta. Nei
grandi complessi statunitensi di Capodichino e di Gricignano d’Aversa le
minacce per la salute sono considerate “accettabili” solo “perché il
personale vi resta in media per 2,2 anni e comunque per meno di sei
anni”: una scadenza che non va superata. Dallo scorso giugno i contratti
per tutti gli altri centri residenziali in Campania sono stati
disdetti: persino quello della lussuosa villa di Posillipo che ospitava
l'ammiraglio in capo, dove i rischi erano “accettabili” solo per un
periodo di tre anni.
La diagnosi più angosciante riguarda l’acqua e certifica quanto sia
profondo il male nelle falde. Il 92 per cento dei pozzi privati che
riforniscono le case costituiscono “un rischio inaccettabile per la
salute”. Ma ci sono minacce anche negli acquedotti cittadini: esce acqua
pericolosa dal 57 per cento dei rubinetti esaminati nel centro di
Napoli e dal 16 per cento a Bagnoli. Come è possibile che pure la rete
idrica pubblica sia inquinata? Gli americani scoprono che l’acqua dei
pozzi clandestini riesce a entrare nelle condotte urbane, soprattutto in
provincia. In oltre la metà dei pozzi, gli esperti trovano una sostanza
usata come solvente industriale - il Pce o tetracloroetene -
considerato a rischio cancro. La diossina invece è concentrata nel
territorio tra Casal di Principe e Villa Literno, ma pur essendo alta
non costituisce una minaccia.
Tra tanti dati inquietanti, spunta un incubo che finora non si era mai
materializzato: l’uranio. Gli esami lo individuano in quantità alte ma
sotto la soglia di pericolo nel 31 per cento delle case servite da
acquedotti: ben 131 su 458. Quando si va ad analizzare i pozzi, il
mistero aumenta: è rilevante nell’88 per cento dei casi, mentre nel 5
per cento il livello diventa “inaccettabile”. Ossia in un pozzo su venti
si riscontra una quantità di uranio che mette a rischio la salute.
Tutti i campioni che superano il livello di allarme però sono stati
scoperti nell’area di Casal di Principe e Villa Literno. Proprio lì dove
il pentito Carmine Schiavone ha descritto processioni di «camion dalla
Germania che trasportavano fanghi nucleari gettati nelle discariche».
Nel verdetto sull’aria però gli scienziati si scontrano con un problema
metodologico: delle 27 sostanze potenzialmente cancerogene individuate
in Campania esaminando oltre 90 mila campioni, sei non sono censite
negli Stati Uniti. Se queste sei non vengono considerate, allora i
rischi di Napoli sono inferiori a quelli di una metropoli americana. Ma
se si stima l’effetto di tutti i veleni, allora i napoletani corrono
pericoli di tumore e asma cinque volte superiori a un abitante di New
York o Los Angeles.
Diario di bordo. Non solo terremoti artificiali scatenati per ordine
del governo USA, che hanno preso di mira l'Italia, ma su cui incombe un
segreto ferreo. Le parole si impigliano nella pagina: sale sempre più la
rabbia incontenibile. Con
l'aerosolterapia bellica si attenta quotidianamente alla vita di milioni
di persone ignare della situazione, grazie alla complicità dello Stato
italiano ai massimi vertici, a partire dal presidente della Repubblica
uscente, mister Giorgio Napolitano.
Per la cronaca: un
decennio fa, l'allora primo ministro piduista (tessera numero 1816)
Silvio Berlusconi ha firmato senza alcun mandato del popolo sovrano, un
accordo con il governo degli Stati Uniti d'America, per una
sperimentazione climatica di geo-ingegneria ambientale nel nostro Paese.
Le conseguenze sono sotto i nostri occhi e dentro i nostri polmoni,
mentre potenti e ricconi acquistano bunker dove rifugiarsi prima della
catastrofe finale.
Venerdi 12 aprile: sbarco a Messina. Lascio
il mar Jonio dilaniato dai giochi di guerra del Patto Atlantico,
perfino sulla pericolosa "Scarpata di Malta" (l'area sismica più fragile
della Penisola italiana), e proseguo il mio viaggio diretto a Cosenza.
L’indomani presenterò il libro TERRA MUTA.
Ore 10 del mattino:
il cielo è solcato da una miriade di velivoli militari che diffondono
scie di misture chimiche a base del tossico bario.
Attraverso
lo Stretto e saluto amici e conoscenti a Reggio Calabria, dove le onde
elleniche incontrano e si fondono a quelle latine. Nell’aria danza
l’inquietudine dell’impotenza apparente.
Questi aerei della
NATO hanno i trasponder disattivati per non farsi riconoscere e
identificare dal sistema radaristico civile. Ma si vedono ad occhio nudo
perché volano a non più di 2 mila metri di altitudine, sfiorando lo
sguardo anche dei più distratti e perfino dei negazionisti più dementi
che forse non hanno più nulla di umano.
Qualche giorno fa sul
Tirreno cosentino si è arenato un gigantesco capodoglio.
L’intensificarsi degli spiaggiamenti di cetacei e tartarughe caretta
caretta, come non mai prima, fa sorgere diversi dubbi. L’esemplare morto
sul lido di Cittadella del Capo era lungo 16 metri e pesava circa 20
tonnellate. I biologi marini incaricati dal comune di Bonifati hanno
prelevato i tessuti per esaminarli, prima che la carcassa finisse
incenerita in un “cancro-valorizzatore” del salernitano.
Gli
esami scientifici hanno rivelato, smentendo clamorosamente le menzogne
dei soliti esperti accademici e di Stato, che sono deceduti a casa di
un’embolia gassosa a livello coronarico. Ergo: sul banco degli imputati
ci sono le attività belliche degli anglo-americani.
In sintesi: nel 2013 in tutta la Calabria si sono già spiaggiati addirittura 20 cetacei.
Nel frattempo, le autorità civili tranquillizzano alla stregua degli
ambientalisti locali e nazionali, mentre i militari tacciono.
Il copione delle scie chimiche è lo stesso per tutto il resto d’Italia
(comprese le isole) e gran parte del mondo. Cosa fare per distruggere
questa camera a gas planetaria? Se non fossi un convinto assertore della
lotta nonviolenta, avrei già fatto di tutto per cominciare ad
abbatterne a scopo dimostrativo più di qualcuno di questi aerei di
morte.
Dalle parole ai fatti. A parte la fondamentale
informazione documentata e rigorosa sul fenomeno. Ora occorre un'azione
eclatante. Non sarebbe male, occupare in massa qualche aeroporto - da
cui decollano ed atterrano questi mostri che gradualmente attentano alla
vita dell'intera nazione - gestito sulla carta dalla venduta
Aeronautica militare italiana, complice a livello dello Stato Maggiore
di questo massiccio avvelenamento di massa. Le acque piovane italiane,
come risulta dalle analisi, sono contaminate in particolare dal bario e
dall’alluminio.
A proposito: c’è un giudice almeno a Berlino?
In uno dei miei ultimi discorsi pubblici, tra la gente c'erano due
magistrati italiani a prendere appunti. Spero bene. Perché se non sarà
prontamente, a brevissimo periodo la magistratura ad intervenire
iniziando a sequestrare i velivoli a terra, allora saranno padri e madri
di famiglia a fare ben di più.
Su la testa: non siamo cavie!
E' l'ora di combattere e sconfiggere sul campo questi assassini e
criminali in divisa altolocata e doppiopetto di potere.
Riccardo
Iacona, nell’ultima puntata di Presa Diretta su Rai 3, porta a
conoscenza dell’italia intera uno scandalo di proporzioni bibliche. I
cittadini bresciani oggi si svegliano consapevoli di vivere in un
territorio fra i più inquinati al mondo, nel quale le acque, i terreni,
la vegetazione e gli animali hanno livelli di PCB migliaia di volte
superiori a quelli consentiti per legge. Sono inoltre decenni che esiste questa situazione, ma è stata taciuta, occultata e nascosta ai più.
La città di Brescia è, insieme alla città di Anniston negli USA, la
seconda città al mondo per gravità dell’inquinamento nelle acque e nel
suolo, contaminate da PCB. Le pubbliche autorità, preposte a
difendere il territorio bene pubblico ed i cittadini residenti, non
hanno svolto il loro lavoro di difesa del bene comune, ma sono state
quantomeno incompetenti e/o omertose a favore di privati ammanicati in
vario modo con politici locali e nazionali. E , indovina un po’, quali politici e quali privati?
Il Partito Dementocratico di Gargamella coi ‘capitani coraggiosi’
dalemiani, in testa fra tutti il Gnutti, compare di merende (pardon, di
scalate), di Colaninno & soci. Costoro, paraculati sotto l’ala
protettrice di mamma PD hanno scorrazzato in lungo ed in largo per anni
nell’economia italiana, portando distruzione e devastazione in tutte le
aziende pubbliche e private che hanno toccato nel loro ‘girovagare’.
Attila a confronto era un chirichetto. Ma nel 2001 la magistratura
non poteva procedere, figurarsi, l’ex sindaco di Brescia (targato PD, ma
guarda un po’) illustrissimo Corsini, non poteva costituirsi parte
offesa in un processo contro i compagni di merende, ovvio. E così il tutto finì archiviato, o meglio, rimandato. Un bubbone di questa portata non poteva rimanere a lungo intatto, prima o poi sarebbe scoppiato.
E questa bella manovra procrastinatrice ha dato tutto il tempo a Gnutti
di fare le sue solite manovre creative per tirarsi fuori dalla Caffaro e
lasciarla fallire. Quindi ora ci ritroviamo con i soliti italici scaricabarile e con la Caffaro fallita.
Ma siccome il danno c’è e tutto il territorio bresciano è da
bonificare, con costi miliardari, chi pensate che debba scucire i
quattrini, miliardi e miliardi di euro per i prossimi enne anni a
venire? Indovinato, noi cittadini italiani tutti. E con l’economia
oramai distrutta che ci ritroviamo. Dovete sapere che il PCB è una
brutta bestia, entra soprattutto nei sistemi acquosi, penetra nel corpo
degli animali ed essendo liposolubile, passa e si accumula nei tessuti
adiposi. La tossicità diretta non è quella più pericolosa, in quanto per
uccidere un topo occorrono circa 5 grammi di PCB per ogni chilo
corporeo, invece è la somministrazione prolungata e quindi l’accumulo
che porta alla morte. Il PCB penetra e si diffonde nel fegato, nei
tessuti nervosi e in tutti gli organi e tessuti ad alta componente
lipidica. Oltre a provocare diversi tipi di cancro, l’esposizione
prolungata al PCB “scassa” letteralmente il sistema immunitario e
l’apparato endocrino, con conseguenze molto gravi. Basti dire che
incidenze per morte di cancro al fegato è del 58% superiore per un
bresciano rispetto a qualunque altro abitante del nord italia. La
produzione di PCB è stata vietata per la prima volta in Giappone nel
1972, a seguito di un incidente che coinvolse 2000 persone.
Successivamente, fu vietata negli Stati Uniti a partire dal 1977, e in
Italia a partire dal 1983. In quell’anno ha terminato l’attività l’unico
stabilimento italiano che produceva PCB, situato a Brescia. L’azienda
locale Caffaro produceva PCB dal 1932, a seguito dell’acquisizione dalla
Monsanto, nel 1930 dei diritti di utilizzo di tale brevetto.
Brescia ed Anniston, negli USA, rappresentano i maggiori casi a livello
mondiale di contaminazione da PCB nelle acque e nel suolo, in termini di
quantità di sostanza tossica dispersa, estensione del territorio
contaminato, numerosità della popolazione coinvolta, durata della
produzione. I valori rilevati dalla ASL bresciana sono dal 1999, anche
5000 volte al di sopra dei limiti fissati dal DM 471/1999 (livelli per
area residenziale, 0,001 mg/kg). A seguito di quella ed altre indagini, a
giugno 2001 viene presentata una denuncia di disastro ambientale alla
Procura della Repubblica di Brescia. Altre indagini a campione sulla
popolazione bresciana adulta hanno evidenziato che i residenti di alcune
aree urbane hanno valori di PCBemia superiori anche di 10-20 volte
rispetto quelli di riferimento. Ma la MONSANTO è stata portata in
tribunale, ha dovuto pagare 700 milioni di dollari ai cittadini che
aveva inquinato e adesso si sta facendo carico di tutte le spese della
bonifica. Da noi invece non è successo nulla, la Procura della
Repubblica non ha portato a processo i dirigenti della Caffaro, la
Caffaro nel frattempo è fallita e non esiste più e gli enormi costi
della bonifica rimangono sulle nostre spalle. Dove troviamo adesso i
miliardi di euro che servono per ripulire la città di Brescia?
Grazie PD. Ed ora, a pericolo scampato per Gnutti & soci di dover
rifondere il danno, Rai 3 da il ‘LA’ per farne un caso nazionale. A
pensar male si fa peccato…
Da
qualche mese Atene vive coperta da una fitta cappa di smog prodotto
dal fumo dei camini e delle stufe a legna. Non è un fenomeno solo
ateniese, ma di tutta la Grecia ( specie al Nord), le città sono avvolte
da un odore acre dei fumi della legna e della cenere, mischiati a
tutti i tipi di sostanze tossiche bruciate.
Questa
è una delle piaghe sociali arrivate in Grecia in questi ultimi anni, è
il risultato diretto dell’austerità selvaggia imposta dalla troika e dal
governo greco che non è mai stato capace di proteggere i suoi
cittadini.
La
troika ha chiesto, e il governo greco ha eseguito, aumentando le tasse
sul gasolio da riscaldamento, quello che usano in quasi tutti gli
edifici greci, portandolo allo stesso prezzo del gas-auto. Già il
prezzo di un litro di benzina alla pompa in Grecia era il più alto
d’Europa, nel rispetto degli ordini ricevuti dalla troika.
In
Grecia il prezzo del gas è salito di oltre il 50% dal 2009, soprattutto
per l’aumento delle accise. Questo fatto, combinato con un calo del
reddito medio reale del 40-50%, ha determinato una diminuzione delle
entrate fiscali sul gas per un miliardo e mezzo di euro.
Visto
che adesso il combustibile per riscaldamento è diventato un lusso che
la maggior parte della gente non può permettersi (infatti se un
condominio non compra il combustibile per riscaldare il palazzo, ognuno
deve arrangiarsi per stare al caldo). Il crollo del consumo è sceso
fino all’80%. Quindi quasi tutti hanno docuto trovare alternative al
riscaldamento centrale e molti hanno preso stufette elettriche,
griglie a benzina o altre soluzioni che comunque costano meno del
gasolio anche se si bruciando qualsiasi cosa nei camini o nella vecchie
stufe a legna, a volte perfino con tragiche consequenze.
Ora
si sta cominciando a capire che poi non erano così pittoreschi i
villaggi di una volta quando usavano i sistemi tradizionali per
riscaldare le case. Ci stiamo rendendo conto che a confronto il gasolio
è maledettamente più ecologico se paragonato ai fumi di quello che si
brucia in un camino o in una stufa. Forse fa male, ma la gente brucia
mobili, plastica, materiali da costruzione e persino le scarpe vecchie ,
pur di riscaldarsi, quando ha veramente freddo e tutto questo rende
ancora più dannoso il mix tossico dei fumi che avvolgono le maggiori
città. SKAI TV di Atene ha detto che:
"Un
gruppo di scienziati di sette centri di ricerca entro il 10 febbraio
dovranno analizzare lo smog in diverse città per valutare l'impatto
ambientale di un maggior uso di camini e stufe a legna. Gli scienziati,
insieme al Centro per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione,
hanno verificato che bruciare legna in casa provoca un inquinamento
dell'aria 30 volte maggiore rispetto all'utilizzo di combustibili
bruciati in caldaie con manutenzione controllata. Hanno scoperto anche
che le concentrazioni di particolato di fumo da legna nell’atmosfera è
aumentato del 200% da dicembre 2010 a dicembre 2012, e di notte ancora
di più. Il Centro di Controllo è preoccupato perché l’aumento
dell'inquinamento dell'aria può provocare problemi respiratori e
allergie che aggravandosi arrecano danni al sistema neurologico e
riproduttivo.”
Il
prezzo della legna da ardere, naturalmente, è raddoppiato rispetto
all’anno scorso e l'incentivo ad abbattere gli alberi di foreste e
parchi è grande, tanto che sia i parchi che le riserve naturali hanno
già subito gravi perdite. Per effetto delle rigide temperature
invernali, questa tendenza si sta assestando un duro colpo all'ambiente e
le colline diventano sempre più spoglie mentre nuvole di smog si
sprigionano dagli incendi che avvelenano l'aria di Atene e delle altre
città con tutti i rischi che possono provocare sulla salute pubblica.
Il
Ministero dell'Ambiente ha dichiarato che il numero di casi di
disboscamento illegale è aumentato a dismisura nel 2012, come
documentano le oltre 3.000 denunce e il sequestro di 13 mila tonnellate
di alberi tagliati illegalmente. Un disboscamento così esteso in Grecia
avvenne solo durante la brutale occupazione nazista del 1940, a questo
punto hanno portato i cinque anni di recessione e le drastiche misure di
austerità messe in atto.
I
distributori di carburante protestano per un calo delle vendite del
75-80% nell'ultimo trimestre 2012, rispetto al 2011, e come logica
conseguenza c'è stato anche un crollo delle entrate fiscali per 400
milioni di euro solo per le mancate vendite di gasolio per
riscaldamento.
Il
Ministro delle Finanze, Yiannis Stournaras, professore di economia,
banchiere ed ex capo della IOBE, l’Associazione Economica degli
industriali greci , è stato comunque irremovibile, pur avendo un quadro
della situazione economica dello stato molto chiaro, continua a negare
l’agghiacciante evidenza che appare chiara a qualsiasi cittadino del
paese: rifiuta ancora qualsiasi aiuto anche per le famiglie più povere,
ma consiglia di "essere pazienti per un altro anno" e di aspettare che
il freddo passi. Geniale davvero!
Ma
poi ha anche detto che il crollo delle entrate sui carburanti per
riscaldamento è dovuto all’”accumulo fatto lo scorso anno", senza dare
importanza al calo delle vendite dell’ 80%. Ovviamente il culto del suo
credo economico non gli consente di prendere atto di alcuni effetti
collaterali, ad esempio sulla salute, sui rischi di incendio e sul
taglio illegale dei boschi. La troika sembra comunque soddisfatta dei
risultati che ha ottenuto – quindi , come si permettono le vittime
delle sue scelte politiche di non essere d’accordo e protestare? (Ci
sarebbe da dire che le richieste della troika volevano portare le tasse
su carburante da riscaldamento e trasporti allo stesso livello, per
evitare frodi, ma non indicavano esattamente a quale livello - e
Stournaras, forse per non chiedere ai professori di Bruxelles, ha scelto
il più alto). Per le persone che adesso consumano più energia
elettrica per il riscaldamento, c’è anche la possibilità di godersi
anche un pizzico dell'effetto della "liberalizzazione del settore
dell'energia", tanto che la spesa sta diventando insostenibile, e le
bollette hanno subito un aumento del 9% (di più per i piccoli consumi,
di meno per i consumi maggiori! ), in attesa dell’aumento del 20%, che
dovrebbe essere approvato entro quest'anno .
Intanto
le società che forniscono l’energia pubblica, ogni mese stanno
tagliando gas e luce a 30.000 utenti che non possono pagare le
bollette! In pratica in Grecia da 300 a 500 mila famiglie vivono già
letteralmente al buio.