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venerdì 15 novembre 2013
Bevi Napoli e poi muori, l'inchiesta-choc degli Usa
Acqua contaminata, con tracce
pericolose di uranio. Gas velenosi che escono dal suolo. Il rapporto
completo dei militari Usa
sui rischi dei rifiuti tossici in Campania. Che concludono: “Nessuna
zona è sicura, nemmeno nel centro di Napoli”
di Gianluca Di Feo e Claudio Pappaianni
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Per Carmine Schiavone, cugino
del padrino Sandokan, la camorra ha sistematicamente inquinato le falde
acquifere della Campania con milioni di tonnellate di rifiuti tossici:
«Non solo Casal di Principe, ma anche i paesi vicini sono stati
avvelenati. Gli abitanti rischiano di morire tutti di cancro, avranno
forse vent’anni di vita». Ma le parole nefaste del camorrista trovano
più di un riscontro nell’unico grande studio esistente sugli effetti
delle discariche clandestine.
Lo ha realizzato il comando dell’Us Navy di Napoli: oltre due anni di
esami, costati 30 milioni di dollari, per capire quanto fosse pericoloso
vivere in Campania per i militari americani e le loro famiglie. Dal
2009 al 2011 è stata scandagliata un’area di oltre mille chilometri
quadrati, analizzando aria, acqua, terreno di 543 case e dieci basi
statunitensi alla ricerca di 214 sostanze nocive. Le conclusioni sono
state rese note da diversi mesi e sostanzialmente ignorate dalle
autorità italiane. L’analisi del dossier completo di questa ricerca però
offre la sola diagnosi completa dei mali, con risultati sconvolgenti.
SICUREZZA ZERO
Non ci sono santuari a prova di veleno: gli esperti americani hanno
individuato luoghi con “rischi inaccettabili per la salute” disseminati
ovunque nelle due province, persino nel centro di Napoli. Per questo
scrivono che è impossibile indicare zone sicure dove risiedere: i
pericoli sono dappertutto, pure nella fastosa villa di Posillipo
dell’ammiraglio in capo. Sostengono che in tutta la regione bisogna
usare soltanto acqua minerale per bere, cucinare, fare il ghiaccio e
anche lavarsi i denti. Nelle due province non si deve abitare al piano
terra, dove penetrano i veleni che evaporano dal terreno, e vanno
evitate cantine o garage sotterranei.
Ci sono tre “zone rosse” (
guarda la mappa interattiva
)
intorno a Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano
dove in pratica vietano di prendere casa: i rubinetti pescano da pozzi
contaminati da composti cancerogeni e dal suolo escono gas micidiali
mentre la concentrazione di discariche tossiche è troppo alta. Nei
grandi complessi statunitensi di Capodichino e di Gricignano d’Aversa le
minacce per la salute sono considerate “accettabili” solo “perché il
personale vi resta in media per 2,2 anni e comunque per meno di sei
anni”: una scadenza che non va superata. Dallo scorso giugno i contratti
per tutti gli altri centri residenziali in Campania sono stati
disdetti: persino quello della lussuosa villa di Posillipo che ospitava
l'ammiraglio in capo, dove i rischi erano “accettabili” solo per un
periodo di tre anni.
La diagnosi più angosciante riguarda l’acqua e certifica quanto sia
profondo il male nelle falde. Il 92 per cento dei pozzi privati che
riforniscono le case costituiscono “un rischio inaccettabile per la
salute”. Ma ci sono minacce anche negli acquedotti cittadini: esce acqua
pericolosa dal 57 per cento dei rubinetti esaminati nel centro di
Napoli e dal 16 per cento a Bagnoli. Come è possibile che pure la rete
idrica pubblica sia inquinata? Gli americani scoprono che l’acqua dei
pozzi clandestini riesce a entrare nelle condotte urbane, soprattutto in
provincia. In oltre la metà dei pozzi, gli esperti trovano una sostanza
usata come solvente industriale - il Pce o tetracloroetene -
considerato a rischio cancro. La diossina invece è concentrata nel
territorio tra Casal di Principe e Villa Literno, ma pur essendo alta
non costituisce una minaccia.
Tra tanti dati inquietanti, spunta un incubo che finora non si era mai
materializzato: l’uranio. Gli esami lo individuano in quantità alte ma
sotto la soglia di pericolo nel 31 per cento delle case servite da
acquedotti: ben 131 su 458. Quando si va ad analizzare i pozzi, il
mistero aumenta: è rilevante nell’88 per cento dei casi, mentre nel 5
per cento il livello diventa “inaccettabile”. Ossia in un pozzo su venti
si riscontra una quantità di uranio che mette a rischio la salute.
Tutti i campioni che superano il livello di allarme però sono stati
scoperti nell’area di Casal di Principe e Villa Literno. Proprio lì dove
il pentito Carmine Schiavone ha descritto processioni di «camion dalla
Germania che trasportavano fanghi nucleari gettati nelle discariche».
Nel verdetto sull’aria però gli scienziati si scontrano con un problema
metodologico: delle 27 sostanze potenzialmente cancerogene individuate
in Campania esaminando oltre 90 mila campioni, sei non sono censite
negli Stati Uniti. Se queste sei non vengono considerate, allora i
rischi di Napoli sono inferiori a quelli di una metropoli americana. Ma
se si stima l’effetto di tutti i veleni, allora i napoletani corrono
pericoli di tumore e asma cinque volte superiori a un abitante di New
York o Los Angeles.
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