di Valerio Valentini
“Questa è una campana che suona anche per l’Europa”, ha detto Bersani martedì scorso, tra un bicchiere d’acqua trangugiato e l’altro, mentre continuava a mordicchiare i suoi occhiali. “Il voto italiano è un segnale: vuol dire che certe politiche di austerità europee sono sbagliate”. Peccato ci sia arrivato solo a campagna elettorale conclusa, dopo esser andato a rendere omaggio ad Angela Merkel a pochi giorni dal voto.
In ogni caso, l'eco delle campane di Bersani deve essere arrivata anche in Germania se, solo pochi giorni dopo il successo del Movimento Cinque Stelle, a Berlino nasce un nuovo partito. Si tratta di “Alternativa per la Germania”, che verrà inaugurato ufficialmente ad aprile. La nuova creatura politica è la diretta emanazione di “Wahlalternative 2013” (Alternativa per le elezioni del 2013), un movimento che raccoglie molti professori universitari, economisti, giornalisti e imprenditori (tra loro anche Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca). Hanno aderito all'iniziativa anche alcuni transfughi della CDU, il partito di Angela Merkel, tra cui ex parlamentari europei.
Gli obiettivi di "Alternativa per la Germania" sono indicati molto chiaramente nel manifesto pubblicato sul suo sito:
- La Germania non deve più garantire i debiti degli altri Stati, in conformità al Trattato di Mastricht.
- La moneta unita deve essere abbandonata. Tutti gli Stati dovrebbero poter uscire dall’euro e organizzare delle unioni monetarie maggiormente convenienti per loro (“un euro del nord” e “un euro del sud”) oppure introdurre dei sistemi monetari paralleli.
- Bisogna indire un referendum prima che la Germania consenta di cedere una parte considerevole di sovranità nazionale.
I dirigenti del nuovo partito sanno di potersi rivolgere, del resto, ad un elettorato piuttosto eterogeneo e composito, ma accomunato da un medesimo sentimento: un crescente euroscetticismo. Come già da mesi accade in Gran Bretagna, infatti, anche in Germania sta aumentando il risentimento dei milioni di cittadini che non accettano di dover risanare, tramite le proprie tasse, i conti disastrati di altri Stati membri dell’UE (l’ultimo caso è quello del salvataggio di Cipro). I recenti sondaggi parlano chiaro: 2/3 dei Tedeschi preferirebbe il ritorno al marco, e quasi la metà di loro si mostra convinta del fatto che, se l’Unione Europea non esistesse, in Germania si vivrebbe ugualmente bene o addirittura meglio. Solamente un terzo dell’elettorato tedesco si dichiara favorevole ad un’eventuale accelerazione del processo di integrazione.
http://www.byoblu.com/post/2013/03/04/Due-tedeschi-su-tre-rivogliono-il-marco.aspx

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